VAYESHEV e CHANUKÀ 5780 : 7 LEZIONI

20 Dicembre 2019 0 Di DavidYosef

Questo Shabbàt 21 Dicembre 2019, 23 del mese di Kislèv 5780 leggeremo la Parashà di Vayèshev Gen. 37,1-40,23.

Si legge l’Haftarà di Amòs 2,6 3,8

VIDEO ESPLOSIVO SU CHANUKÀ

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post dell’anno scorso su Vayèshev IMPERDIBILE:
IL BUONGIORNO CHE HA SALVATO L’UMANITA’

articolo dell'anno scorso su VAYESHEV IMPERDIBILE:IL BUONGIORNO CHE HA SALVATO…

Gepostet von Shlomo Bekhor am Freitag, 30. November 2018

לעילוי נשמת יעקב בן שלמה
In memoria di Yaakov ben Shelomo

IL VOLTO DI ADAMO

Previsione Meteorologica Indiana
Era autunno e gli indiani di una remota riserva chiesero al loro nuovo capo se l’inverno sarebbe stato freddo o mite. Dato che era un capo indiano in una società moderna non gli erano mai stati tramandati gli antichi segreti su come interpretare le nuvole e i venti. Pertanto, quando guardava il cielo non poteva dire quale sarebbe stato il tempo. Tuttavia, per essere al sicuro, rispose alla sua tribù che l’inverno sarebbe stato davvero freddo e che i membri del villaggio dovevano raccogliere legna per essere pronti ad affrontare il terribile inverno.
Ma essendo anche un leader pratico, dopo diversi giorni ebbe un’idea. Andò alla cabina telefonica, chiamò il Servizio Nazionale Metereologico e chiese: “Il prossimo inverno sarà freddo?”.
“Sembra che questo inverno sarà piuttosto freddo”, risponde un esperto del servizio meteorologico. Quindi il Capo tornò dal suo popolo e disse loro di raccogliere ancora più legna per essere preparati.
Una settimana dopo, chiamò di nuovo il Servizio Nazionale Meteorologico “sarà un inverno molto freddo?”.
“Sì”, risposero “Sarà sicuramente un inverno molto freddo”. Il capo tornò di nuovo dal suo popolo e ordinò loro di raccogliere ogni pezzo di legno che riuscivano a trovare.
Due settimane dopo, chiamò di nuovo il Servizio Nazionale Metereologico. “Assolutamente sicuri che l’inverno sarà molto, ma molto freddo?”
“Assolutamente” risposero “sarà uno degli inverni più freddi di sempre”.
“Ma come potete esserne così sicuro?” chiese il capo. Un esperto del Servizio Nazionale Meteorologico gli rispose: “Gli indiani stanno raccogliendo legna come dei forsennati…”

Il Dramma Di Yossèf (Giuseppe)
La parte di questa settimana (Vayèshev) racconta la drammatica storia di Yossèf, un giovane estremamente bello, che attira la lussuriosa immaginazione della moglie del suo padrone. Lei cerca disperatamente di coinvolgerlo in una relazione, ma lui la rifiuta fermamente. Poi venne il fatidico giorno, “Quando entrò in casa per fare il suo lavoro e nessuno dei servi era in casa. Lei lo afferrò per il mantello e supplicò: “Giaci con me!” Yossèf corse via da lei, lasciandole il suo mantello in mano e fuggì fuori” (Genesi 39, 11-129).
Umiliata e furiosa, usò il mantello come prova che era stato lui a tentare di violarla. Pertanto suo marito, Potifàr, mise in prigione Yossèf. In quel luogo lui trascorse i successivi 12 anni della sua vita fino a quando, per una sorprendente serie di “miracolosi” eventi, fu nominato nientemeno che il VICERÉ oppure con un termine moderno: Primo Ministro dell’Egitto.

Qual È Il Punto?
Perché questo episodio è riportato in dettaglio nella Torà? La Torà, infatti non è un libro di storia o una biografia, almeno in senso letterale. La Torà omette la maggior parte degli eventi dei suoi protagonisti, tranne quelli che sono essenziali per trasmettere insegnamenti specifici al lettore. E anche quando racconta una storia, omette molti dettagli quando non sono rilevanti per un grande insegnamento. Ad esempio, quando Abramo è stato coinvolto in una guerra tra nove re, la Torà non spiega cosa ha causato esattamente la ribellione dei cinque re, contro gli altri quattro. Oppure, cosa disse Isacco a Rebecca quando scoprì che Giacobbe aveva preso le benedizioni al suo posto? Ecc.
In sostanza, in moltissimi episodi importanti, la Torà omette dettagli che potrebbero essere estremamente rilevanti e preziosi sotto molteplici punti di vista: storici, sociali, filosofici. Quindi perché, in questi versetti della vicenda di Yossèf, la Torà si sofferma su questo episodio scabroso apparentemente insignificante rispetto agli esempi citati sopra?
Questo è ancora più strano se riflettiamo sull’obiettivo di queste porzioni della Torà, ossia quello di mettere in relazione il modo in cui Israèl è finito in Egitto. Pertanto, leggiamo della vendita di Yossèf come schiavo in Egitto, della sua pena detentiva e del suo incontro con i ministri del faraone, della sua liberazione dalla prigione e della sua designazione come viceré del paese in un momento critico di carestia. Carestia che è il motivo fondamentale per cui il padre di Yossèf e la sua intera famiglia si trasferiscono in Egitto. Fatti che originano il conseguente esilio egiziano e che porteranno, quindi, fino all’esodo e al Dono della Torà sul monte Sinày.
Pertanto, e ancora di più, sorge la domanda sul perché la Torà ha ritenuto necessario mettere in relazione la storia della “lotta” di Yossèf con la moglie del suo padrone? Perché è importante per noi conoscere dettagliatamente l’episodio che ha causato la sua prigionia?

Il Volto Di Giacobbe
Il Midràsh spiega il significato della frase che Yossèf “entrò in casa per fare il suo lavoro e nessuno dei servi era in casa”. Che tipo di lavoro doveva fare Yossèf?
Il Midràsh risponde che il “lavoro” di Yossèf era quello di cedere ai desideri della moglie del suo padrone. Infatti, dopo tutte le incessanti insistenze e le minacce di lei alla fine Yossèf cedette. Tuttavia, mentre l’unione sessuale tra loro stava per compiersi, all’improvviso, gli apparve il volto di suo padre Giacobbe. Questa visione fece sì che Yossèf trovasse la forza di respingere il suo potente impulso. Quindi, lasciò la sua veste in mano di lei e fuggì via.
Ma cosa poteva esserci nel volto di Giacobbe da far trovare a Yossèf la forza di negare il soddisfacimento di una tale tentazione?

Lo Schiavo Solitario
Per trovare una risposta riflettiamo più da vicino sulle condizioni psicologiche e fisiche di Yossèf durante quel fatidico giorno in cui la moglie del suo padrone lo ha quasi intrappolato in una relazione illecita.
Yossèf divenne uno schiavo all’età di 17 anni in un paese straniero. Non possedeva nemmeno il suo corpo: il suo padrone esercitava il pieno controllo della sua vita, come il destino di tutti gli schiavi antichi e moderni. Yossèf non aveva un solo amico o parente al mondo. Sua madre morì quando aveva nove anni e suo padre credeva che fosse morto. I suoi fratelli sono quelli che lo hanno venduto come schiavo e che lo hanno derubato della sua giovinezza e della sua libertà. Si può solo immaginare il profondo senso di solitudine che pervadeva il cuore di questo ragazzo.
Questo è il contesto che ci serve a comprendere la lotta di Yossèf. Una persona in tale isolamento è naturalmente travolta da tentazioni di tutti i tipi, estremamente potenti, ed è anche probabile che creda che una sua singola azione faccia poca differenza nello schema finale delle cose. Dopotutto, cosa aveva da perdere Yossèf se avesse ceduto alle richieste di quella donna? Nessuno avrebbe mai potuto scoprire cosa fosse successo tra i due. Inoltre, Yossèf non doveva tornare a casa la sera per affrontare un coniuge o un padre spirituale, né doveva tornare in una famiglia o in una comunità di elevato rango morale. Questo atto non avrebbe danneggiato le sue prospettive di un buon matrimonio, né lo avrebbe fatto espellere da una yeshivà… Sarebbe rimasto dopo quell’evento, proprio come era prima di esso! Quindi, qual è il grosso problema di impegnarsi in una relazione di quel tipo…?
Oltretutto, dobbiamo prendere in considerazione il potere posseduto da quella nobildonna egiziana: era nella posizione di poter trasformare la vita di Yossèf in un paradiso o in un inferno vivente.
Inoltre, questa storia ha avuto luogo prima del Dono della Torà, quando l’adulterio divenne proibito anche sotto minaccia di morte. Nel tempo di Giuseppe, invece, si potrebbe addirittura sostenere che, alla luce delle minaccia rappresentata dalla moglie del suo padrone, sarebbe stato ammissibile, forse persino obbligatorio, per la legge ebraica allora vigente (halakhà) impegnarsi in quella unione!

Quale era, allora, il segreto dietro la rettitudine morale di Yossèf? Cosa ha permesso a uno schiavo solitario e fragile di respingere una tentazione così straordinaria?
“Il volto di suo padre Giacobbe”! Questo è ciò che ha dato a Yossèf la straordinaria forza d’animo di vincere il suo impulso e di respingere con enfasi il richiamo della nobildonna. Ma perché? Giacobbe viveva a molti km di distanza, ignaro del fatto che suo figlio fosse vivo. Qual era la magia che stava nella sua fisionomia?

L’attimo Di Adamo
Il Talmud presenta una tradizione secondo cui la bellezza di Giacobbe rifletteva la bellezza di Adamo, il primo essere umano formato Hashèm. Pertanto, quando Yossèf vide il volto di Giacobbe, stava vedendo anche il volto di Adamo.
Adamo, lo sappiamo, è stato incaricato da Dio di non mangiare dal frutto dell’ “albero della conoscenza”. La sua disobbedienza a questa direttiva ha cambiato per sempre il corso della storia umana e mondiale. Sebbene abbia fatto qualcosa di apparentemente insignificante, semplicemente mangiando un solo frutto da un singolo albero, questo “minuscolo” atto vibra ancora attraverso la coscienza dell’umanità fino ad oggi.
Come mai? Perché ogni singolo essere umano fa parte del modo in cui cielo e terra sono intrecciati. Il sogno di Dio non è di essere solo, ma di avere l’umanità come partner nel continuo compito di rettificare il mondo. Qualunque cosa facciamo, avanziamo o ostacoliamo la redenzione; riduciamo o potenziamo il potere del male. Qualcosa di eterno e divino è in gioco in ogni decisione, ogni parola, ogni azione compiuta da ogni singolo uomo, donna o bambino (Talmud, Sanhedrìn 37a e Tanya capitolo 41).
Quando Yossèf vide il volto di (Giacobbe che rifletteva il volto di) Adamo, reclamò una dignità interiore irremovibile; si ricordò che Yossèf è una candela di Dio illuminata nella via cosmica. Vedere il volto di Adamo ha ricordato a Yossèf come un singolo atto, eseguito in un solo momento da un solo uomo, ha un effetto eterno, cambiando la storia per sempre.
Questa è la ragione per cui la Torà descrive così in dettaglio questo dramma di Yossèf. Durante i nostri solitari momenti di miseria, quando anche noi possiamo sentire che nessuno si prende cura di noi e siamo soli in un grande universo indifferente, non dovremmo mai cadere in preda al facile sfogo della gratificazione immorale.
Dobbiamo ricordarci che è in gioco qualcosa di molto reale e assoluto in ogni momento della nostra esistenza e in ogni atto che facciamo.
Potremmo, addirittura arrivare a vedere le nostre azioni individuali compiute nella vita privata come insignificanti. Tuttavia, ci insegna la Torà, che queste decisioni “creano” la storia.
Se solo aprendo gli occhi potessimo vedere il volto di nostro Padre che ci sussurra, attraverso i quieti venti della storia, che non siamo delle creature isolate in un mondo opprimente e gigantesco, in cui il nostro comportamento è insignificante.

Anche adesso, in questo preciso momento, Dio ha bisogno di noi, di me e te per portare la redenzione nel Suo mondo grazie all’avvento del Mashiàkh, presto ai nostri giorni, Amen.

(Basato su un discorso del mio maestro e mentore il Rebbe di Lubàvitch, dato il 19 di Kislev 5721, 8 dicembre 1960, e su uno scritto di Y.Y. Jacobson)

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COME SI PUO ESSERE FELICI IN PRIGIONE!

Al seguente link troverai la lezione sulla nostra parashà in formato mp3:

VAYESHEV 5769 – COME SI PUO ESSERE FELICI IN PRIGIONE!

Al seguente link potrai scaricare la lezione della Parashà di questa settimana sul tuo mobile:

Per ascoltare le altre 6 lezioni sulla nostra parashà cliccare al seguente link:
http://www.virtualyeshiva.it/2018/11/24/vayeshev-5773-6-lezioni/

Per ascoltare le altre 6 lezioni su Khanukà cliccare al seguente link:
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La Parashà di Vayèshev tratta in sintesi i seguenti argomenti:
Gelosia dei fratelli nei confronti di Yossèf, accentuata dalla tunica variopinta regalatagli da Ya’akòv e dai suoi sogni. Yossèf sogna di legare covoni coi fratelli e che il suo covone si erge al di sopra di quelli dei fratelli che si inchinano al suo; sogna anche che il sole, la luna e le undici stelle si prostrano a lui.
Su richiesta del padre, Yossèf raggiunge i fratelli al pascolo. Essi gli tendono una trappola per ucciderlo. Reuvèn, li invita a gettarlo in un pozzo, senza aggredirlo direttamente, con l’intenzione di tornare dopo per salvarlo. Al passaggio di alcuni mercanti ismaeliti, i fratelli decidono di venderlo, quindi portano a Ya’akòv la tunica di Yossèf, intinta nel sangue di un capretto perchè creda che il figlio sia stato divorato da un animale feroce. Grande dolore di Ya’akòv.
Yehudà e Tamàr. Dopo aver lasciato la casa paterna Yehudà si sposa e ha tre figli. Il primo, Er, sposa Tamàr e muore. Il secondo, Onàn, sposa la vedova del fratello e muore. Yehudà indugia a far compiere il levirato al terzo figlio, Shelà; Tamàr vedendo con la profezia che i re di Israele discenderanno dall’unione tra lei e Yehudà, interviene mascherandosi per unirsi a lui. Dall’unione nascono due gemelli, Pèrez e Zèrakh: il primo sarà progenitore di Davìd e Mashìakh.
Yossèf viene condotto in Egitto dove lo acquista Potifàr, ministro del faraone. Tutto ciò di cui Yossèf si occupava era benedetto e coronato dal successo. La moglie di Potifàr si invaghisce di lui e cerca di sedurlo. Rifiutata, la donna accusa Yossèf di aver tentato di possederla ed egli viene imprigionato.
Yossèf, ritrovatosi in prigione con il coppiere e il panettiere del faraone, interpreta i loro sogni: il panettiere sarà messo a morte, mentre il coppiere tornerà alla sua posizione.
Così infatti avviene. Yossèf chiede al coppiere di ricordarsi di lui quando tornerà al suo lavoro, ma questi se ne dimenticherà.

MIDRASHIM

Il Peso della Predilezione (Bereshìt 37,3)
Midràsh Bereshìt Rabbà 84
(a pagina 665 del volume Bereshìt edizioni Mamash).

Yehudà e Tamàr (Bereshìt 38,11-19)
Midràsh Bereshìt Rabbà 85,2
(a pagina 667 del volume Bereshìt edizioni Mamash).

SIKOT

Fra Stelle e Covoni
(a pagina 736 del volume Bereshìt edizioni Mamash).

Legando Covoni
(a pagina 740 del volume Bereshìt edizioni Mamash).

Lottare o Convivere
(a pagina 741 del volume Bereshìt edizioni Mamash).

VAYESHEV 5772: COME VINCERE IL BUIO
La visione terrestre della vendita di Yossèf è ben diversa dalla visione Divina. Due tipi di riscatto e due letture opposte dello stesso evento.

VAYESHEV 5771: YEHUDA E TAMAR UN MATRIMONIO ETERNO TRA HASHEM E ISRAEL
La Chassidut ha portato nel mondo luce e vitalità, per fare rivivere quanto è già presente, senza aggiungere nulla di nuovo! L’arrivo del Baal Shem Tov ha rivoluzionato il mondo ebraico e il rapporto con il divino. Il numero otto rappresenta una dimensione infinita e superiore alla natura, coincide con l’era messianica, come gli otto giorni di khanukkà. Un percorso unico e ricco di approfondimenti chassidici che ci porta a scoprire il legame profondo e mistico tra questa Parashà e la festa di Khanukkà.

VAYESHEV 5770: ESISTE CON HASHEM UN RAPPORTO NEUTRALE?
Il pozzo di Yossèf, vuoto ma pieno di serpenti e scorpioni, è paragonabile al cervello di una persona che, senza parole di Torà, si riempe di cose negative, chi si stacca da D-o entra nell’idolatria. Da questo insegnamento si può comprendere il parallelismo con l’educazione del figlio, se essa manca quest’ultimo non crescerà neutrale. Lo studio della Torà, che è di natura trascendentale, richiede l’annullamento. L’umiltà è la base dello studio.

VAYESHEV 5769: COME SI PUO ESSERE FELICI IN PRIGIONE!
Khanukkà e Purim feste simili ma al contempo molto diverse. Una spirituale, l’altra materiale, miztvòt diverse, collegate alle origini stesse trascendentali delle due festività. La prigionia di Yossèf assume un grande valore, non tornando a casa, dimostrando come nella vita tutto viene dall’Altissimo. Ogni fatto della vita ha un significato. Yossèf non cede alla tristezza, resta positiva, la felicità è in ogni momento una nostra scelta. Essere positivi porta bene a noi e al mondo intero! Solo con la positività si può innalzare questo mondo!

VAYESHEV 5767: DUE TIPI DI SUCCESSO SOVRANNATURALE
Un padre deve comportarsi sempre in maniera equilibrata verso i figli. Pur di dimostrare il valore e il rispetto dei genitori, un figlio può mettere in pericolo la propria vita, proprio come Yossèf. L’assenza della Torà nella nostra vita porta il male. Da questi esempi emergono approfondimenti etici e morali.

VAYESHEV 5766 – LE LUCI DI KHANUKKA
La spiritualità insita nella festa di Khanukkà, segna la vittoria ebraica dell’anima sulla materia. Il legame con la storia di Tamar, attraverso gli insegnamenti della chassidut, ci portano ad approfondire il messaggio di Khanukà, la forza di illuminare e trasformare il buio in luce. Niente può ostacolare la luce di Khanukkà.