MIKKETZ e HANUCCÀ 5780: 5 LEZIONI

27 Dicembre 2019 0 Di DavidYosef

Questo Shabbàt 28 Dicembre 2019, 30 del mese di Kislev 5780 leggeremo la Parashà di Mikkètz,  Rosh Chòdesh e Chanukkà

PARASHÀ
1° Sefer Gen 41: 1-44: 17
2° Sefer Num 28: 9-15
3° Sefer Num 7: 42-47

HAFTARÀ
Zacc. 2, 14-4, 7

LA TROTTOLA DI MASHIAKH

Sevivòn è un oggetto ludico tipico della festa di Khanukkà. Si tratta di una sorta di trottola a quattro facce: su ciascuna delle facce è impressa una lettera dell’alfabeto ebraico: Nun ;נ Ghimmel ג; Hey ה; Shin ש che, nella diaspora, ossia fuori da Israele, formano l’acronimo della frase “Nes Gadol Hayà Sham”: “Un grande miracolo accadde là” (נס גדול היה שם).

Da questo già si comprende come il Sevivòn sia un oggetto di grande importanza simbolica, intimamente legato al miracolo di Khanukkà e alla lotta del popolo d’Israele contro l’impero ellenistico e soprattutto contro l’ideologia greca, allora dominante nel mondo occidentale. Tuttavia, questa trottola, oltre al significato immediato, nasconde un profondo insegnamento valido anche oggi, per ogni singola persona e per tutta l’umanità.
Quindi, per comprendere meglio il significato SOD/SEGRETO di questa “trottola” dobbiamo far ricorso alla ghematria: tecnica che attraverso l’equivalenza numerica tra due o più parole o frasi, permette di comprendere anche i significati nascosti che le legano assieme.
La somma delle quattro lettere, incise nello Sevivòn, è di 358: NUN 50 + GHIMMEL 3 + HEY 5 + SHIN 300. Il numero 358 ha profondi significati, infatti è lo stesso della parola nakhàsh/serpente formata dalle lettere ebraiche Nun 50, Khet 8 e Shin 300.

Quale animale può rappresentare meglio la lotta tra il bene e il male se non l’”onnipresente” serpente che in qualche modo, fin dai tempi di Adamo ed Eva, tormenta l’umanità? Inoltre esso simboleggia proprio la situazione in cui il popolo ebraico si trovava ai tempi della dominazione greca.

“Quando i re greci regnavano in Siria, al crudele re Antiochus venne in mente di far abbandonare agli Ebrei la loro religione, la Torà e le Miztvòt. Alcuni Ebrei ebbero paura di disobbedire, non volevano morire, altri cercarono addirittura di ingraziarsi il re per ottenere regali e favori. Ma c’erano tanti Ebrei per i quali le ricchezze e il potere non avevano importanza, se il loro prezzo era abbandonare la Torà ed il loro modo di vivere che tramandavano dal tempo di Moshè.
Durante l’occupazione di Israele da parte dei greci, questi entrarono nel Tempio e contaminarono tutti gli olii che servivano per accendere la Menorà. Questa contaminazione fu voluta e sistematica, poiché i greci non erano contrari all’accensione della Menorà, ma la sua luce doveva provenire da un olio che avesse il tocco greco, il tocco di un pagano. I greci non avversavano i valori morali ed etici che la Torà racchiude, ma si opponevano all’osservanza dei precetti divini che distinguono il modo di vivere degli ebrei. La Menorà, accesa con olio puro e consacrato, è il simbolo palese del perpetuarsi del modo di vita ebraico e i greci erano decisi a cambiare tutto questo”.

Come è evidente la storia Il SERPENTE/MALE/NAKHASH e la dominazione greca hanno molti punti in comune. Tuttavia è solo questo l’insegnamento del Sevivòn? L’ebraismo non ci insegna forse che tutto viene da Hashèm e che le cose non possono essere così “semplici e lineari”? Quindi andiamo a “svelare” il secondo e fondamentale messaggio della “trottola di Khanukkà”.
La ghematria delle 4 lettere del Sevivòn e della parola Nakhàsh/Serpente, equivale ad un’altra parola dal significato opposto: MASHÌAKH che vale sempre 358.
Qui le cose si complicano… no? Come è possibile che il REDENTORE dell’umanità, Mashiàkh possa in qualche modo essere paragonato al simbolo del male, il serpente? Il proseguimento della storia di Khanukkà ci può essere di aiuto:

“La situazione peggiorava sempre più e ormai erano pochi gli Ebrei rimasti, la maggior parte erano fuggiti o erano stati uccisi. Un giorno, nel villaggio di Modiìn dove vivevano Matityahu, il sommo Sacerdote, con i suoi cinque figli, arrivarono i soldati del re che eressero un altare nella piazza del paese ed ordinarono alla gente di sacrificare degli idoli.
Furioso, Matityahu attaccò i soldati, li mise in fuga e proclamò l’inizio della rivolta. Sotto la guida dei Khashmonaim (Asmonei, nome della famiglia di Matityahu) si formò un piccolo ma coraggioso esercito di valorosi Ebrei decisi a difendere l’onore di Hashèm.
E Hashèm fece loro dei grandi miracoli: i pochi conquistarono i molti, i deboli sconfissero i forti, poiché essi erano forti nello spirito e combattevano per Hashèm e la Torà. Quando finalmente l’usurpatore fu cacciato, Gerusalemme fu riconquistata e il Santuario – Bet Hamikdàsh fu ripulito e risantificato. Khanukkà infatti significa inaugurazione.
Una volta liberato il Tempio, gli Asmonei insistettero nella ricerca di olio puro, che recasse intatto il sigillo del Sommo Sacerdote e furono premiati quando trovarono un’ampolla ancora incontaminata. Purtroppo l’olio che conteneva bastava a tenere accesi i lumi un giorno soltanto.
Ed ecco che avvenne il miracolo: l’olio durò gli altri sette giorni necessari per andare alla terra di Ashèr, preparare l’olio nuovo e portarlo fino a Gerusalemme”.

Quindi adesso tutto è più chiaro. No? Il Sevivòn simboleggia la rettificazione del “male”! Solo grazie a questa opera potrà avvenire la redenzione dell’umanità attraverso l’arrivo di Mashìakh. Tuttavia è importante capire di quale tipo di rettificazione si parla nella storia di Khanukkà. I greci in fondo non erano ostili all’ebraismo. O meglio ancora, non erano ostili alla cultura ebraica, alle sue conoscenze e ai suoi riti. I greci non avrebbero avuto problemi a vedere accesa la Menorà del Tempio con dell’olio, poiché non chiedevano al popolo ebraico di rinunciare allo studio della Torà e dei suoi riti e regole. Quello che i greci volevano distruggere era l’idea che Hashèm domina la materia. Ossia che i precetti di Hashèm prescindono dalla logica razionale della cultura greca. Per i greci l’olio era olio! Non capivano il fatto che servisse il sigillo del Cohen Gadol, Gran Sacerdote per rendere una boccetta d’olio, idonea e pura per l’accensione dei lumi della Menorà.

La verità dell’irrazionale

Quindi è questo il vero significato della storia dei lumi di Khanukkà. Il vittorioso popolo ebraico volle stabilire in maniera esemplare come i precetti di Hashèm, TUTTI, anche quelli più irrazionali secondo i parametri della logica umana, sono veri. Per questo accesero i lumi solo con l’unica boccetta d’olio pura rimasta dotata del sigillo. Incuranti del fatto che “razionalmente” poteva durare solo un giorno, mentre per fare del nuovo olio puro ne sarebbero serviti almeno otto!
Questo fu il grande miracolo di Khanukkà: la dimostrazione che Hashèm è onnipotente nei cieli e nella terra e che Lui domina e, allo stesso tempo, trascende qualsiasi logica materiale umana e terrena di questo mondo. Grazie alla loro fede il popolo ebraico venne premiato con questo evidente miracolo. Un miracolo che era allora, come adesso, una lezione esemplare di chi governa il mondo e di chi regna veramente su di esso.

Khanukkà un assaggio dell’era messianica
E il miracolo di Khanukkà dove la luce illumina il buio dell’esilio, del serpente, della razionalità e materialità greca, rappresenta un assaggio dell’era messianica, la quale presto arriverà nei nostri giorni. Questo concetto lo ritroviamo proprio nelle 4 lettere dello Sevivòn, “la trottola” di Khanukkà. Un altro acronimo formato con queste quattro lettere è la parola Gòshna (גשנה) che troviamo in Genesi 46, 28 proprio nella parashà subito dopo Khanukkà: “Mandò Giuda davanti a lui (Giacobbe) da Giuseppe, verso GOSHNA…”. Questo episodio si riferisce alla terra che è stata abitata dal popolo ebraico durante l’esilio egiziano. Nella Torà essa è definita come “la migliore terra d’Egitto”, la più fertile e ricca. Per Israèl ricchezza vuole dire anche abbondanza di spiritualità, ovvero nella terra impura dell’Egitto, troviamo una oasi di spiritualità che è la terra di Goshen. Non a caso fu proprio QUELLA TERRA donata a Sarà quando fu rapita dal faraone come compenso del disagio a lei causato, sicuro perché è una terra più compatibile con i valori spirituali e monoteistici di cui Sarà è pioniera.
Non a caso in questo contesto viene chiamata questa terra GOSHNA e non Goshen come di solito, come dice il Bal Itùrim per enfatizzare che il luogo dove si accende la luce nel buio dell’esilio è rappresentato dalle lettere GOSHNA che sono la dimensione dell’era messianica 358, quando culminerà la trasformazione del buio in luce.

Ma non solo! Questo versetto parla di come Giuda fu incaricato di stabilire in questa terra una Yeshivà, una scuola per lo studio della Torà. Questo per permettere ai figli di Israèl, anche durante l’esilio di non perdere il proprio legame con Hashèm che viene alimentato solo con lo studio della Torà. Ovvero di non perdersi e assimilarsi anche durante la tremenda schiavitù egiziana, mantenendo acceso “il lume” la luce della Torà.

Questo messaggio è oltremodo attuale. Anche noi ora nel nostro esilio dobbiamo sapere che la Torà e le mitzvòt sono la luce che ci consentirà di illuminare il buio dell’esilio, senza assimilarci, e permettere la rivelazione della redenzione messianica. Proprio come durante la dominazione Greca, nonostante il duro esilio e l’oppressione la luce della Menorà contribuisce, fino ai nostri giorni a indicarci la via su come possiamo e dobbiamo rettificare il Serpente anche durante il buio dell’esilio.

358 Arrivare All’assoluta Rettificazione
Questo è il profondo legame tra NAKHASH e MASHÌAKH, la rettificazione assoluta. Hashèm, ovviamente è il Re del mondo, che lo sappiamo o meno, Egli ricrea tutta l’esistenza in ogni secondo, Egli ha creato questo mondo dal nulla e lo ricrea in ogni istante. Senza la sua volontà di ricreare l’esistenza tutto “sparirebbe” per sempre, come se nulla fosse mai esistito. Tuttavia per noi essere umani questa presenza, il Suo regnare, non è evidente. O perlomeno dobbiamo sforzarci di percepire il suo Regno in molti frangenti delle nostre vite. Non lavorare di Shabbàt, ad esempio, nella convinzione che Dio, comunque, non farà mancare nulla a noi alla nostra famiglia. E oltretutto nella consapevolezza che così facendo rettifichiamo l’intero universo e agevoliamo l’arrivo dell’era Messianica per il bene nostro e di tutta l’umanità. Vi è qualcosa di più irrazionale? Proprio come sperare che una boccetta d’olio possa durare otto giorni invece che uno solo perché realizzando la volontà di Hashèm, siamo sicuri di un suo pronto e miracoloso aiuto.
Quanto sopra e il “segreto di Khanukkà” lo ritroviamo nella preghiera mattutina del rito ebraico. Quando durante la preghiera di Shakhrìt si recita: “Hashèm Mèlekh, Hashèm Malàkh, Hashèm yimlòkh”, ossia “Hashèm Regna, Hashèm ha regnato, Hashèm Regnerà”.
E non a caso il valore numerico di questa frase è proprio di 358 (יהוה מלך יהוה מלך. יהוה ימלך) come Serpente e Mashìakh. Questo brano della preghiera ci dice che quando arriverà Mashìakh, il Serpente verrà rettificato in maniera permanente attraverso la rivelazione che Hashèm non solo “Regna e ha regnato”, ma che Regnerà per sempre d’ora in poi.

Questo concetto lo vediamo alluso nella struttura stessa preghiera “Hashèm Regna, Hashèm ha regnato, Hashèm Regnerà”. I primi due brani “Hashèm Regna … ha regnato” sono tratti dai Salmi di David (10 e 50), mentre l’ultimo brano “Hashèm Regnerà per sempre” è tratto da Esodo dalla “Cantica del mare”, dopo che il Mar Rosso si è diviso momento in cui anche i bambini si sono elevati a profeti e hanno visto il Divino con i loro occhi materiali, proprio come nell’era messianica che l’occhio materiale vedrà l’infinito. Allora la materia rifletterà la sua divina che è in essa, perché sarà completamente rettificato il mondo, e il buio illuminerà più della luce stessa: la luce che viene dalla trasformazione del buio è molto più forte della luce stessa.
L’apertura del Mar Rosso simboleggia l’inizio di questo processo che terminerà con l’arrivo di Mashìakh e il rivelarsi della sovranità di Hashèm come Re Eterno.

Khanukkà è un assaggio dell’era messianica, dove il buio ellenistico ha rivelato una luce infinita di miracolo come nell’era messianica.
Ogni volta che accendiamo i lumi di Khanukkà noi riportiamo nel mondo e nelle nostre case questa luce di trasformazione del buio in luce, e in particolare quando facciamo girare il Sevivòn vicino alle candele con le 4 lettere che manifestano la dimensione imminente messianica 358, che si rivelerà presto nei nostri giorni, amen.

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MIKETZ:
SOGNI: DUE FACCE OPPOSTE DELLA STESSA MONETA

Al seguente link troverai la lezione sulla nostra parashà in formato mp3:

MIKKETZ 5771 – SOGNI: DUE FACCE OPPOSTE DELLA STESSA MONETA

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MIKKETZ e HANUCCÀ 5780: 5 LEZIONI


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La Parashà di Mikkètz tratta in sintesi i seguenti argomenti:

Due anni dopo che il capo del coppiere viene liberato dalla prigione, il faraone fa due sogni, di cui nessuno riesce a interpretare il messaggio.
Il coppiere si ricorda di Yossèf che, chiamato dalla prigione, riesce ad interpretare i sogni del faraone. Secondo Yossèf, sette anni di abbondanza saranno seguiti da sette anni di carestia che consumeranno la ricchezza dei primi. Yossèf, dunque, consiglia di nominare nel paese dei responsabili che conservino il raccolto degli anni abbondanti. Yossèf all’età di trent’anni viene nominato viceré dal faraone. Matrimonio tra Yossèf e Ossenàt; nascono due figli: Menashè ed Efràim. Gli anni d’abbondanza portano benessere e Yossèf immagazzina quantità innumerevoli di grano, ma gli anni di carestia sono molto duri; giungono persone da tutto il mondo in Egitto per acquistare il cibo delle riserve.
Ya’akòv manda i figli in Egitto a comprare il grano, tenendo a casa solo Binjamìn. Yossèf li riconosce, ma essi no; parla loro con durezza accusandoli di essere delle spie. Per ottenere il permesso di tornare in patria devono garantire di portare con sé il fratello minore nel successivo viaggio. I fratelli ricordano la vendita di Yossèf e se ne pentono. Yossèf lascia andare tutti tranne Shim’òn, dando loro cibo e rimettendo nei loro sacchi il denaro portato per acquistare il grano.
La carestia costringe i fratelli di Yossèf a tornare in Egitto. Solo dopo una lunga discussione con i figli e con la garanzia di Yehudà, Ya’akòv acconsente a lasciar partire Binjamìn. I fratelli si presentano a Yossèf per restituirgli il denaro ritrovato nei loro sacchi. Yossèf lo rifiuta, dicendo che si tratta di un dono di HaShèm. Yossèf si commuove alla vista di Binjamìn. I fratelli si fermano per un banchetto, dove Binjamìn gode di un trattamento di favore. Il sacco di ogni fratello viene riempito di cibo e sul fondo viene rimesso il denaro portato per comprare provviste. Per ordine dello stesso Yossèf, nel sacco di Binjamìn viene messa la particolare coppa. I fratelli vengono accusati di furto e Yossèf stabilisce che il proprietario del sacco in cui sarà ritrovata la coppa sarà fatto schiavo. La coppa è nella sacca di Binjamìn. Ritornati tutti da Yossèf, si prostrano a lui e si offrono come schiavi al posto del fratello minore. Yossèf, però, ripete che solo chi è stato trovato in possesso della coppa sarà punito.

MIDRASHIM

Tra Potere Terreno e Progetto Divino (Bereshìt 41,39-44)
Midràsh Haggadòl 50 e Bereshìt Rabbà 90
(a pagina 671 del volume Bereshìt edizioni Mamash).

Sette Anni di Abbondanza, Sette Anni di Carestia (Bereshìt 41,47-49)
Bereshìt Rabbà 90; Midràsh Haggadòl 41; Midràsh Haggadà 41
(a pagina 673 del volume Bereshìt edizioni Mamash).

SIKOT

Tra un Sogno e l’Altro
(a pagina 742 del volume Bereshìt edizioni Mamash).

L’Illusione dell’Esilio
(a pagina 746 del volume Bereshìt edizioni Mamash).

Di Madre in Figlio
(a pagina 747 del volume Bereshìt edizioni Mamash).

MIKKETZ 5772: REUVEN E I FRATELLI: PROCESSO DI COLPE?
Solo Reuvèn inizia il vero significato del pentimento che è valido solo se non è causato da un fattore esterno, bensì dal libero arbitrio, e se viene fatto in maniera convinta senza giustificazioni.

MIKKETZ 5771 – SOGNI: DUE FACCE OPPOSTE DELLA STESSA MONETA
Il sogno è condizionato spesso dalla vita quotidiana e non necessariamente ha un valore reale. Il Talmud nel trattato Berachot dice: “Cosa significa un sogno?”. Il Talmud riporta che i sogni non hanno un riflesso reale nella vita, ne sono spesso una distorsione, ma al contempo certi sogni possono essere un messaggio dal Cielo e avere importanti conseguenze. Dalla vicenda di Yossèf, attraverso gli insegnamenti chassidici, viene approfondita l’ambivalenza dei sogni, arrivando a riconoscerne il lato negativo e quello positivo, l’analogia con l’esilio, con il mondo, e il significato del Tikkun.

MIKKETZ 5770 – SOSTANZA CONTRO BELLEZZA
I dettagli dei sogni di Yossèf. Un percorso ricco di insegnamenti talmudici e halachici, che ci portano ad analizzare il criterio delle priorità nella Torà e nella nostra vita: l’importanza dell’essenza profonda, della sostanza. La prevalenza della consistenza sulla superficialità e la bellezza. Anche i greci come gli egizi davano precedenza alla superficialita esteriore piuttosto che all’essenza, esattamente l’opposto rispetto all’ordine di priorita della Torah. Il valore di khanukkà, come vittoria della spiritualità sul materialismo.

MIKKETZ 5766 – IL MIRACOLO DI KHANUKKA
La grandezza di Yossèf sta nella comprensione che dietro i sogni si nasconde un messaggio da D-o, per poter salvare tutto il mondo! Infatti solo l’Egitto aveva il nutrimento sufficiente per salvare il mondo. Il faraone era così importante, a tal punto che i suoi sogni impattavano su tutto il mondo. I consigli di Yossèf sono il completamento stesso dei sogni. Il rapporto tra il miracolo di Khanukkà e il fare le mitzvot. L’unicità del popolo ebraico. Il legame tra Mikketz e khanukkà, il significato dei lumi e il miracolo di D-o. Il rapporto con D-o è come uno specchio, all’impegno divino per noi, dobbiamo rispondere con saper dare sempre il massimo per Lui!