Tazria Metzorà ROSH HODESH IYAR 5780: 8 LEZIONI

19 Aprile 2020 1 Di DavidYosef

Questo Shabbàt 25 Aprile 2020, ROSH HODESH 1° del mese di IYAR 5780 leggeremo le Parashot di Tazria e Metzorà

I° Sefer: Lev 12, 1 – 15, 33

II° Sefer: Num 28:9-15

HAFTARÀ  Is. 66

2° Pirke Avot

Tazrìa

Nella Parashà di Tazria continua la discussione sulle leggi relative alla tumà vetaharà, impurità e purezza.
Una donna che ha partorito deve compiere un processo di purificazione, immergendosi nel Mikvè, e portare offerte al Santuario. Tutti i bambini maschi devono essere circoncisi nell’ottavo giorno dalla loro nascita.
Diverse norme relative alla Tzaraat, una piaga di origine sovrannaturale che può colpire abiti, abitazioni e le persone.

Metzorà

Viene descritta la purificazione di una persona affetta da Tzaraat.
Anche una casa può essere colpita dalla “lebbra”, con il manifestarsi di macchie rosse o verdi nelle pareti.
L’impurità può colpire anche le pareti di una casa, gli abiti e infine la persona stessa.
Ci sono diverse forme di impurità, che, si possono contrarre anche attraverso la perdita seminale nell’uomo o mestruali nella donna.
La purificazione richiede l’immersione in un mikvè (bagno rituale).

In memoria di mio padre Yaakov ben Shelomo
לעילוי נשמת אבי מורי ורבי ועטרת ראשי
יעקב בן שלמה ורחל
CONTEGGIO OMER SOTTO

I DANNI DELLA LASHÒN HARÀ – MALDICENZA

Doeg diffamò Davìd e la sua maldicenza provocò la morte di tre persone e di tutti gli abitanti di una città, come apprendiamo da questo racconto:
Doeg, che visse durante il regno di re Shaùl, era un uomo brillante e un grande erudito di Torà. Riuniva in sé le funzioni di capo del tribunale ebraico e di consigliere personale del re Shaùl. Nessuno, però, poteva immaginare il suo carattere malefico, perché lo mascherava mostrando un atteggiamento compassionevole. Sapendo che Davìd era geloso di Shaùl, ed essendo egli stesso invidioso della sua conoscenza della Torà e della sua fama, non perdeva occasione per diffamarlo.
Fuggendo da Shaùl, Davìd passò da Nov, una città di cohanìm. Non aveva provviste e rischiava di morire di fame, così chiese al Sommo Sacerdote Akhimèlekh di dargli del pane. Gli fece credere che il re l’aveva inviato in tutta fretta per una missione molto urgente e che, di conseguenza, non si era munito di provviste. Quando Akhimèlekh gli rispose che l’unico pane disponibile in quella città di cohanìm era il sacro ‘lèkhem hapanìm’, Davìd gli spiegò che gli era permesso mangiarne, perché la fame stava mettendo la sua vita in pericolo.
Il Cohèn Gadòl ebbe fiducia in Davìd e gli diede il lèkhem hapanìm. Poi, consultò gli Urìm e Tummìm (lettere delle tribù sul pettorale del gran sacerdote) per sapere se doveva fornirgli altro aiuto e la risposta fu affermativa: affidò, quindi, a Davìd la spada del gigante Goliàt, che era custodita nel Mishkàn.
Doeg, che studiava la Torà poco lontano, scoprì che Davìd si era recato nella città di Nov. In quel tempo, il re Shaùl si sentiva costantemente minacciato da complotti immaginari, orditi contro di lui da Davìd, e accusava tutti i suoi ministri di parteggiare per lo stesso Davìd. Doeg colse, quindi, l’opportunità di nuocergli. Tornò a corte e, quando il re chiese ai suoi ministri di rivelargli i complotti di Davìd, lo denunciò: «A Nov, ho visto Davìd intrattenersi con il Cohèn Gadòl Akhimèlekh. Questi ha consultato per lui gli Urìm e Tummìm, poi lo ha rifornito di provviste e gli ha consegnato la spada di Goliàt».
Quelle di Doeg erano parole calunniose, che insinuavano un’alleanza tra Davìd e Akhimèlekh per cospirare contro il re. Riferire che il Cohèn Gadòl avesse consultato gli Urìm e Tummìm a favore di Davìd, era un fatto di enorme portata, poiché era vietato interrogarli per motivi di carattere privato. Solo il re in persona o un emissario della comunità poteva accedervi. Shaùl giunse alla conclusione – Doeg lo sapeva bene – che Davìd si fosse proclamato re davanti al popolo.
Shaùl convocò Akhimèlek e tutti i cohanìm della città di Nov, e accusò Akhimèlekh dicendo: «Perché hai aiutato Davìd, dandogli del pane e una spada? Evidentemente, lo riconosci come re; diversamente, perché avresti interrogato per lui gli Urìm e Tummìm? Tu cospiri con lui per togliermi il trono!».
Akhimèlekh si stupì per queste accuse e gli rispose con sincerità: “È la prima volta che mi rivolgo agli Urìm e Tummìm per Davìd. Ho pensato che, essendo il tuo devoto genero e l’emissario della comunità, egli meritasse che consultassi per lui gli Urìm e Tummìm! Khas veshalòm – Dio non voglia che io mi sia ribellato al re! Non capisco a cosa ti riferisci!».
Ma Shaùl rimase inflessibile. «Per aver attentato al mio trono, tu, Akhimèlekh, dovrai pagare con la vita» decretò, «tu e tutta la casa di tuo padre!». Poi ordinò ai suoi generali Avner e Amasà di passare a fil di spada tutti i cohanìm di Nov, per avere tradito il re cospirando con Davìd, crimine punito con la morte.

I due generali si rifiutarono di colpire i cohanìm, sapendo che, secondo la legge della Torà, occorre disobbedire anche al re se questi chiede di compiere un’azione che porti a trasgredire la Torà. L’uccisione dei cohanìm era, senza dubbio, un peccato perché il verdetto di Shaùl si basava sulla diffamazione, senza avere provveduto a un’inchiesta obiettiva.
Shaùl, allora, si voltò verso Doeg e gli disse: «Tu affermi che i cohanìm sono passibili di morte. È dovere del testimone partecipare all’esecuzione dell’accusato!».
Doeg acconsentì e uccise con le proprie mani ottantacinque cohanìm della città di Nov. Uomini, donne e bambini furono passati a fil di spada, mostrando a tutti quale fosse il destino riservato a coloro che sostenevano Davìd.
In Cielo, fu proclamato contro Doeg: «Rashà! Come osi parlare della Mia Torà, se essa non è nel tuo cuore? Cosa insegnerai ai tuoi allievi quando arriverai alle parashòt che trattano degli omicidi, dei bugiardi e dei racconta favole?».
La lashòn harà di Doeg ebbe come conseguenza la morte di tutti coloro che vi presero parte: Shaùl, che l’accettò, venne ucciso definitivamente dai filistei. Anche il generale Avner fu ucciso, poiché aveva assistito alla condanna a morte dei cohanìm senza protestare (secondo una diversa opinione della Ghemarà, egli protestò ma invano, e fu ucciso a causa di un altro peccato). La vita di Dòeg fu recisa dal Cielo prima che egli giungesse ai trentacinque anni di età, in base al principio secondo il quale “gli uomini sanguinari e ingannevoli non giungeranno alla metà dei loro giorni” (considerando che la piena misura dei giorni dell’uomo sia di settant’anni. Ne deriva che gli assassini e i bugiardi non vivono oltre i trentacinque anni, ossia circa la metà di una vita).
Mentre Doeg stava insegnando ai suoi allievi, Hashèm inviò tre angeli della Vendetta.
Il primo lo privò della memoria. Doeg disse ai suoi studenti che un certo oggetto era tahòr-puro, poi invertì le parole e lo dichiarò tamé-impuro. La confusione dei suoi giudizi aumentò e gli venne chiesto di lasciare il bet hamidràsh, ma egli rifiutò. I suoi allievi dovettero legarlo mani e piedi con delle corde, e portarlo fuori con la forza.
Il secondo angelo bruciò con il fuoco l’anima di Doeg, condannandola alla morte eterna. Doeg fa parte di coloro che non avranno parte nel Mondo a Venire.
Il terzo angelo disperse le ceneri delle sue spoglie mortali nelle sinagoghe e nei luoghi di studio, mettendole sotto i piedi dei studiosi di Torà.
Grazie alle sua straordinarie capacità, Doeg avrebbe potuto aspirare alla grandezza, ma la sua abitudine alla lashòn harà gli fece perdere la vita in questo mondo e nel mondo a venire.

Tratto dal Midràsh Racconta Vayikrà edizioni MAMASH

TAZRIA 5771 – VALORE E DIFETTO DELL’AMBIZIONE
Qual è il giusto equilibrio di questa caratteristica umana che talvolta provoca gravi danni?

METZORA 5771 – IL CONTRASTO CHE ANNULLA LA RECESSIONE
Da un’apparente contraddizione del Maimonide possiamo trarre un insegnamento per affrontare la “carestia” del giorno d’oggi!

TAZRIA 5770 – QUANDO L’UOMO DIVENTA D-O!
Il significato profondo dell’impurità, del ciclo mestruale e del parto. Qual è il valore della donna?

TAZRIA/METZORA 5769 – PERCHE’ ALCUNI GENITORI NON RIESCONO A EDUCARE I PROPRI FIGLI?
L’educazione ebraica: come comunicare con positività con i propri figli, i propri alunni, in famiglia, al lavoro.

TAZRIA 5768 – MALDICENZA: TRASFORMAZIONE IN MALE!
Perché la maldicenza è così negativa?

TAZRIA/METZORA 5766 – QUANDO UN UOMO È KASHER?
Dalla milà, alla punizione per la lebbra. Diversi aspetti che ci mostrano le condizioni di purezza per l’uomo.

TAZRIA 5765 – TAZRIA: RINASCERE DOPO IL PECCATO
Perché la maldicenza è una colpa così grave da essere severamente punita?