Nel Talmùd (Sanhedrìn 90b) è raccontato che la regina Cleopatra chiese a rabbi Meìr: «Io so che i morti vivranno di nuovo, poiché è scritto: ed essi spunteranno dalla città come l’erba dalla terra (Salmi 72, 16). Ma quando si alzeranno, saranno nudi o vestiti?». Egli rispose: «Puoi dedurre la risposta osservando un chicco di grano che viene introdotto, sepolto “nudo” nella terra, esso ne scaturisce avvolto in molte vesti; tanto più lo saranno i giusti, che vengono sepolti nei loro abiti».
La resurrezione dei morti è uno dei pilastri della fede ebraica. Senza questa fede e certezza manca uno dei fondamenti della fede.
Anche se il corpo si decompone in realtà è solo un’apparenza, perché c’è un osso che non si decompone mai e che si chiama LUZ.
Questo è il primo osso della colonna vertebrale che, guarda caso, è proprio quell’osso dove è scritto tutto il DNA della persona.
Questa è la ragione per la quale secondo la Torà non bisogna cremare i corpi dei defunti, perché di fatto si andrebbe in contrasto con la fede relativa alla ricomposizione del corpo.
Sappiamo che il lutto è diviso in tre stadi: la settimana, i trenta giorni e il primo anno.
Questa differenza è collegata con i tre cicli che l’anima deve passare di rettificazione e giudizio: il primo ciclo è molto severo, il secondo lo è in misura inferiore e successivamente meno ancora.
Così anche il nostro lutto segue in parallelo questi tre cicli e il lutto si alleggerisce per via dell’alleggerimento che l’anima subisce durante il primo anno.
Questo settimana il 5 di Elul (5 Settembre) commemoro il trentesimo di mio padre, perciò ho voluto dedicare la riflessione su questo argomento, in memoria di mio padre Yakov ben Shlomo: che la sua dipartita aiuti ad aumentare la nostra fede nell’era messianica e nella resurrezione dei morti.
Shabbàt e domenica sarà Rosh Khodesh Elùl, l’ultimo mese dell’anno. Si tratta di un momento importante; infatti, Elùl è il periodo dove la grazia divina è più presente. Non a caso, nel corso di questo mese, Moshé, dopo aver passato 40 giorni sulla montagna, ricevette la misericordia e il perdono di Ha-Shèm, per questa ragione i sefaraditi iniziano proprio dal mese Elùl a recitare le selihot.
In questo mese, occorre impegnarsi più del solito ad adempiere le mitzvòt,inoltre è bene abbondare in tzedakà che, insieme allo studio della Torà e alla preghiera, è uno dei tre pilastri che sorreggono il mondo. La tzedakà, infatti pervade di spiritualità la materia: avvicina le persone livellando le disuguaglianze economiche e, soprattutto, ci rende simili ad Ha-Shèm,poiché ci fa abbandonare il consueto ruolo di “chi riceve” e assumere quello di “chi dà”.
Approfittiamo di questo periodo per “esercitarci” in questa mitzvà! Mettiamo un bossolo nelle nostre case, in ufficio o in macchina; e insegniamo ai nostri figli a investire tempo e denaro a favore del prossimo..
Pietra miliare della fede nell’avvento messianico, la Resurrezione dei Morti affonda le radici nel periodo dei profeti ma la sua fonte risale comunque alle allusioni contenute nel Pentateuco.
I nostri occhi e le nostre menti di esseri umani non possono guardare né percepire ciò che è avvenuto prima della nostra nascita. A maggior ragione, non sono neppure in grado di vedere cosa ci accadrà domani o in un futuro più lontano. Per questo, ogni volta che i saggi ci illuminano a proposito di questo futuro incognito, attribuiamo inestimabile valore a ognuna delle loro parole e consideriamo i loro insegnamenti come fossero perle. I loro occhi “telescopici” riescono a vedere molto oltre i nostri e a scoprire segreti profondi che solo loro sono in grado di rivelare e trasmettere all’umanità.
Ormai, per molte persone, l’espressione talmudica hilchetà lemeshichà (legge per i giorni del Messia) non riguarda più un’epoca così lontana da sembrare priva di significato concreto o irreale: si tratta invece di un’era che – come promesso e garantito più volte dal Rebbe di Lubavitch – è proprio alle porte!
Come spiega infatti Maimonide – e approfondisce il Rebbe – lo studio dei concetti e delle leggi dell’epoca che seguirà la venuta del Messia avvicina concretamente quel momento, oltre a permetterci di non farci cogliere “impreparati” quando ci troveremo di fronte a questa realtà che non sarà più soltanto un sogno o una speranza.
Come Prima Più di Prima
Nello Zohàr è scritto che i zadikim, ovvero le persone giuste, da quando lasciano il corpo hanno una grande elevazione spirituale nei mondi superiori, ma non solo. Anche nel mondo materiale possono realizzare molto più di quanto potevano fare prima perché non hanno più i limiti del corpo e possono essere in più posti allo stesso tempo e possono influenzare migliaia di persone contemporaneamente in maniera infinita, senza limitazioni.
È vero che il corpo di un giusto, come quello di un profeta, non ha alcuna influenza sull’anima perché il zadik non ha l’istinto per il male e il corpo è come se fosse nullo davanti a un’anima molto alta, ma comunque un minimo di limitazione rimane, e solamente quando l’anima lascia il corpo allora tutti i suoi ideali e progetti vengono benedetti e amplificati in maniera fortissima, poiché allora l’anima trasmette l’infinita forza divina non essendo essa più soggetta ai limiti del corpo.
Inoltre lo Zohàr dice che l’anima del marito non abbandona mai la moglie quando il marito viene a mancare prima della moglie, poiché l’anima del marito si accoppia a quella della moglie e l’aiuta da dentro, non da fuori come prima. Ovvero il supporto è molto più grande anche se in apparenza sembra inferiore.
Altri maestri dicono che questo vale anche per i figli: dopo la dipartita di un genitore la presenza della sua anima si unisce a quella dei figli e gli aiuta da dentro e non da fuori, anche perché quando l’anima non ha più i limiti del corpo può dare un apporto molto più alto, a tutti i suoi famigliari e amici.
Posso dire che io personalmente sento questa forza maggiore dopo la dipartita di mio padre e, come per ogni cosa, esiste il mezzo bicchiere pieno e il mezzo vuoto. Per cui anche in questa circostanza abbiamo il dovere di cercare il lato positivo in una perdita di un genitore che è molto dolorosa, ma bisogna andare avanti col ciclo della vita e bisogna fare leva sul lato positivo di una dipartita per poter aumentare gli insegnamenti ricevuti dal genitore, per aumentare i progetti benevoli che il genitore ci ha insegnato a fare e dopo che l’anima si è separata dal corpo può aiutare molto di più a raggiungere quegli obiettivi che sembravano molto difficili, perché abbiamo una marcia in più.
Questo anche spiega il perché i figli e i parenti possono raggiungere dei successi ben superiori: quando l’anima non è più condizionata dai limiti del corpo può influenzare i suoi famigliari in un’abbondanza che non ha paragoni.
Vorrei concludere con un racconto di vita molto importante.
Solo Due Calzini
Questa è una storia vera accaduta non tanto tempo fa.
Si racconta di un membro della famiglia Raichman, una delle famiglie più ricche d’Europa, che era ormai sul punto di lasciare questo mondo. Egli lasciò ai figli e ai familiari due testamenti e disse loro: il primo lo leggerete al momento della mia morte, mentre l’altro lo leggerete solo dopo un mese che mi avranno seppellito. I figli promisero al padre che il suo ultimo desiderio sarebbe stato esaudito, e lo salutarono.
Il signor Raichman morì e i suoi familiari si riunirono per leggere il primo testamento: «Vi chiedo come ultimo desiderio di essere seppellito con il paio di calze che indosso a cui sono molto affezionato e da cui non voglio staccarmi a nessun prezzo e SOLO ESEGUENDO QUESTA CONDIZIONE POTRETE RICEVERE LA MIA EREDITA’».
I figli furono stupiti per la richiesta del padre, si consultarono tra loro ma non trovarono una soluzione. Chiesero ai rabbini, e loro sconcertati dissero che secondo la halachà (legge ebraica) loro padre doveva essere seppellito solamente con un lenzuolo bianco, nient’altro. I figli provarono in tutte le maniere e con tutti i mezzi di persuadere il Bet Din ma non ci fu verso. Dissero i rabbini: «Vi assicuriamo che l’anima di vostro padre, ora che è vicina al padre eterno, sa che non bisogna essere seppelliti con indumenti ed è molto più contenta nel seguire la legge».
Non fu semplice trovare la soluzione, ormai bisognava procedere al funerale e ancora i famigliari tentavano di rimandare. Alla fine furono obbligati di seguire la legge e Raichman fu seppellito senza i suoi amatissimi calzini.
Dopo un mese, i figli desolati e tristi per non essere riusciti ad accontentare l’ultimo desiderio del padre e forse anche per l’eredità che stavano perdendo, si riunirono per leggere il secondo testamento in cui era scritto: «Cari figli e figlie e famigliari. Sapevo che mi avreste seppellito senza calze. La legge è uguale per tutti non importa quanti zeri in banca uno ha!!! Non preoccupatevi e non siate tristi.
Ho voluto solo darvi un’importante lezione di vita, forse una delle mie lezioni più importanti: con tutti i milioni di dollari che vi ho lasciato ero preoccupato che i soldi vi dessero alla testa e vi sareste comportati con orgoglio non aiutando il prossimo con umiltà come D-o ci comanda. Ebbene sappiate che quando una persona lascia il mondo fisico, non porta con sé niente nella bara, nemmeno un misero paio di calze!».
Ci auguriamo che questi i insegnamenti aiutino a diffondere i valori millenari della Torà, ad avvicinare la tanto attesa venuta del Messia e la Resurrezione, presto ai nostri giorni, amèn!
(alcune parti estratte dal libro della resurrezione dei morti pubblicato da Mamash VIVERE E VIVERE ANCORA)




